I vecchi morivano di polmonite,
a San Donnino, San Mauro, nelle campagne vicine molta gente era ancora sui
tetti,
le mani livide aggrappate a un comignolo, la febbre e l’incertezza di
sapere se sarebbero arrivati in tempo gli aiuti.
Al sesto giorno la palude di fango si popolò di mostri meccanici: lo Stato
creò la forza e l’ordine, ruspe e badili, tecnici e ingegneri, migliaia
di nuovi soldati, camion e canotti. Ma prima di quel giorno, in realtà,
più che sull’ordinaria amministrazione nella città devastata
si era vissuto per fortuna anche di eroismo: gente che non dormiva, non mangiava
e rischiava in certi casi la pelle per salvare quello che era stato sepolto indegnamente
dalla crudele forza della natura. A migliaia sono venuti in quest’isola
di disperazione per combattere, con amore e pazienza, 600mila tonnellate di fango
immondo e crudele, che entrava dentro fino ai capelli. C’è chi ha
salvato un’opera d’arte e soprattutto chi ha contribuito a salvare
vite umane.
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